Plotino

Neoplatonismo

Dal III secolo d.c., con Ammonio Sacca, si dà inizio alla corrente cosiddetta del Neoplatonismo (etichetta molto successiva). Si rileggono i dialoghi di Platone adeguandoli ai nuovi tempi: ovvero tempi in cui si cerca nella filosofia una via di salvezza.

Platone viene accostato ad alcune correnti pitagoriche (con le quali ha in comune, tra le molte cose, l'Orfismo), ad Aristotele e e allo stoicismo.

È questo uno dei periodi più disastrosi della storia romana: l’esercito occupato dalla vendita dei titoli imperiali non difende più le frontiere e il popolo non si sente più sicuro. Sia per i cristiani che per i nuovi platonici lo sguardo va sempre più nell’al di là (il paradiso per i primi, il mondo delle idee per i secondi).

Il platonismo fa parte dell’energia vitale del cristianesimo, impossibile separarli. A Plotino si ispirano sia San Agostino che San Tommaso i quali modificano il cristianesimo primitivo aggiungendovi quella dose di metafisica prima assente.

Ciò che fa grande una filosofia è la sua capacità di esprimete ciò che gli uomini sono pronti a credere in certi stati d’animo o in certe circostanze. Nel mondo di Plotino l’infelicità è nel mondo, la felicità va cercata in qualcosa che non comprende i sensi. (B. RUSSELL, Storia della filosofia occidentale)

Il maggior esponente di questa nuova corrente è Plotino. Egiziano ellenizzato, per 11 anni allievo di Ammonio Sacca.

A Roma fonda una scuola (sotto la protezione dell’imperatore Gallieno, che muore nel 268 d.c)

Della sua vita si sa oltre a questo molto poco perché coerentemente con l suo pensiero disprezza il suo essere spazio-tempo.

Le Enneadi

Plotino si presenta come un semplice commentatore di Platone. È sicuramente grazie (non solo ma soprattutto) a lui che possiamo oggi interpretare quei dialoghi platonici che altrimenti sarebbero solo pieni di domande e di nessuna risposta. Nella sua opera, le Enneadi, Plotino ce ne dà una visione globale, almeno della sua metafisica. Di Platone infatti trascura tutto ciò che di lui è materiale (politica, matematica, individuo), ma riporta solo la metafisica. La sua opera comunque contiene anche sprazzi di pitagorismo e quindi di neoplatonismo e questo è facilmente ipotizzabile anche ricordando che questa fu poi rivista dal pitagorico Porfirio. 

Uno

La metafisica di Plotino prevede una santa trinità formata da Uno, Spirito (o Nous o Intelletto) e Anima. Queste sono chiamate anche iposasi (ciò che sta sotto, che poi è la traduzione greca del termina sostanza=sub stantia=ciò che sta sotto).

La prima di queste ipostasi è l'Uno, condizioni della “molteplicità delle cose” che sarebbe impensabile senza unità (tutti gli enti sono tali in virtù dell’uno.
L'unità, o monade, è sicuramente un rifletto del pitagorismo ma mette anche lo stesso iperuranio platonico sotto un'altra luce, perché permette di risolvere il problema della molteplicità delle idee in conflitto con l'unicità dell'essere - cosa che costrinse Platone a commettere il celebre parricidio nei confronti di Parmenide.

L'Uno è condizione della molteplicità delle idee e quindi esso stesso non è una idea, quindi non è pensabile (né esprimibile o definibile) ma di esso non si può non presupporre l'esistenza anche se, in quanto causa delle idee e esso stesso al di là dell'essere stesso (essendone causa). Dell’uno possiamo avere solo una “teologia negativa”: dire cosa non è, perché non ha attributi, non è un argomento di discorso né un oggetto di scienza.

Quindi è un errore dire “'uno è tutto”, perché “trascende il tutto”.

L’UNO è infinito (apeiron), in senso metafisico (“illimitatezza di potenza”, quindi privo di forma e figura, quindi al di là dell’essere (perché senza forma non c’è neppure l’essere), prima di tutto, prima di ogni idea.

Ma se l’Uno è trascendente, come avviene il suo rapporto con il mondo? Dall’Uno deriva necessariamente il mondo come sovrabbondanza di essere. Il mondo è conseguenza non voluta, ma necessaria. L’emanazione è un processo per cui dall’Uno derivano i molti attraverso gradi di essere mano mani che ci si allontana.

È questa, con Plotino, la prima forma di metafisica trascendentistica (non dualismo, non creazionismo, non panteismo).

Nous

Dall'Uno, per emanazione di essere, la molteplicità delle idee, la cui totalità forma il cosiddetto intelletto divino, il Nous

Il Nous è l’immagine dell’Uno e viene generato perché l’Uno, interrogando sé stesso, ha una visione: il Nous (luce mediante la quale l’uno vede sé stesso).

Il Nous pensa tutti gli infiniti pensieri pensabili, i modelli eterni delle cose, le idee platoniche. Il nous è esplicazione di tutte le forme dell’essere, un cosmo ideale.

In sintesi, nella sovrabbondanza l’Uno produce “altro da sé”, ovvero la totalità del molteplice: l’essere.

Anima

Guarda al Nous, da cui riceve la luce (Anima interna). Guardo a ciò che è dopo e lo ordina con le idee ricevute dal Nous (Anima esterna).

Se il Nous è il mondo delle Idee, l’anima è il Demiurgo che crea il mondo a sua somiglianza.

Autrice di ogni essere vivente e di ogni forma visibile.

Materia

Ciò che non è chiaro è il passaggio dall’Anima alla Materia. La materia è infatti descritta da Plotino come la privazione del positivo, dove non c’è luce, oscurità, non-essere, e quindi MALE.

Ma non si capisce come dall’Uno possa scaturire, in ultimo, il male.

SI tratta della materia di una assenza di forma? O di una opposizione di forma? (il che tornerebbe su una posizione dualistica).

Una risposta la fornisce lo stesso Plotino, dicendo che l’Anima crea in ricordo della divinità, non perché è caduta o impazzita.

Esiste un amatore di musica che, conoscendo i rapporti intelligibili di armonia, non provi emozione ascoltando un accordo di suoni? Esiste un geometra o un matematico che, conoscendo i rapporti, le proporzioni e l’ordine, non si compiaccia di vederli realizzati? (ENNEADI II,9,16)

Nella filosofia di Plotino c’è dunque solo l’inizio di un modo di pensare che porta a considerare il mondo reale come qualcosa di negativo da cui staccarsi (santi e pagani glorificano la bruttezza e la sporcizia, Giuliano l’Apostata si vanta dei parassiti nella barba), perché nella sua filosofia in particolare non c’è ancora nulla di tutto questo: la materia è creata dall’anima e non ha una realtà indipendente.

Come entra l’Anima indifferenziata nei corpi? A causa dell’appetito, ovvero del desiderio di costruire un ordine secondo il modello di ciò che ha visto nel Nous.

Ella contempla l’essenza e desidera costruire qualcosa di simile (come un compositore pensa alla musica, che è dentro di sé, e poi la esegue fuori di sé).

Ma appena l’anima si unisce al corpo, si separa dalle altre, deve governare qualcosa di inferiore e resta incatenata.

Difficile non concludere che la creazione sia un errore. L’anima potrebbe infatti accontentarsi di contemplare il Nous, ma non può per i motivi visti, per cui: l’atto di creazione va scusato come il migliore dei mondi logicamente possibili.

 Chiedere perché il mondo è stato creato è come chiedere perché esista un Anima o perché il Demiurgo operi. Significa, innanzi tutto, ammettere un principio a ciò che è sempre stato. Significa, poi, rappresentarsi la creazione come l’atto di un Essere mutevole che di volta in volta è creato e creante. [...]

Si ha torto a fare dei rimproveri al modo con cui è governato l’universo, poiché, innanzi tutto, testimonia la grandezza della natura intellettuale [..]. L’intellettuale non può essere il termine ultimo della realtà, deve operare in due modi, su se stesso, e su qualcosa che è dopo di lui: se fosse solo non avrebbe più nulla al di sotto di sé, cosa del tutto impossibile; una potenza meravigliosa circola in lui, ed è per questo che opera. (ENNEADI, II,9,8)

Ritorno all’Uno

Due colpe dell’anima: essere entrata nel corpo (desiderio di appartenersi), dimenticare sé stessa prendendosi troppo cura del corpo.

Il ritorno all’Uno e ritorno a sé stesso e abbandono delle cose esteriori, richiamo alla coscienza e auto raccoglimento e auto contemplazione.

Il Cristianesimo spinge fino alle estreme conseguenze il dualismo di Platone e Aristotele, dove esiste un Dio del bene (spirito) e un dio del male (materia).

Plotino critica questa impostazione. Parte da Platone e l’Uno produce l’universo NON rivolgendosi ad esso.

L’Uno non ama il mondo (ma è amato), non salva il mondo dal male, ovvero dalla sua assenza. L’Uno dona l’essere perché sovrabbondante, come la luce illumina le cose.
E’ il mondo a salvarsi rivolgendosi al bene.

Come già disse Anassimandro, la separazione dall’Uno è ingiustizia, e la giustizia va ripristinata con il ritorno ad esso.

Onde è la nascita per le cose che esistono, lì dentro si compie anche la loro dissoluzione secondo necessità, infatti ristabiliscono la giustizia e compensano l’ingiustizia perpetrata seguendo l’ordinamento del tempo. (Frammenti di Anassimandro)

Ci si spoglia di tutto, non solo dei sensi, ma anche della ragione:_

Al momento del contatto non si ha né il potere né il piacere di esprimere nulla. È più tardi che ci si ragiona sopra (ENNEADI)

Anassimando e Plotino rappresentano l’apertura e la chiusura della filosofia greca.

Nel ritorno all’Uno ritroviamo tutti gli elementi Platonici.

a.       Virtù civili (liberazione da ogni rapporto di dipendenza con il corpo – via propedeutica)
Intelligenza (operare senza i sensi)
Temperanza (operare senza le passioni)
Coraggio (di separarsi dal corpo)
Giustizia (mettendo al potere solo ragione e intelletto)

b.      Arte
Contemplazione della bellezza, splendore dell’intelligibile nel sensibile. Nella musica, procedere dai suoni sensibili ai loro rapporti e armonie.

c.       Amore
Come nel Fedro, si passa dalla contemplazione della bellezza corporea a quella incorporea (immagine o riflesso del Bene)

d.      Filosofia
Si procede dialetticamente verso la fonte stessa della bellezza, l’Uno.

e.       Estasi
Ma tramite la sola intelligenza non si arriva all’Uno. Prima di tutto perché l’intelligenza presuppone un dualismo tra pensante e pensato, mente l’Uno è assoluta unità; quindi, soprattutto, perché l’Uno non dotato di forma non è intelligibile direttamente, ma è fonte dell’intelligibile. É prima di ogni Idea e quindi di ogni conoscenza intellettuale.
L’unico modo per conoscerlo è l’estasi, ovvero un amoroso contatto, una immedesimazione con l’ineffabile.

Spesso io mi sveglio a me stesso, abbandonando il mio corpo: straniero ad ogni altra cosa nella mia propria intimità, vedo la più straordinaria bellezza che si possa immaginare. Sono convinto di avere un destino superiore, il mio rapimento è il gradi più alto a cui possa giungere la vita, sono unito all’essere divino e, arrivato a questo rapimento, mi fisso in lui al di sopra di tutti gli altri esseri intelligibili. Ma dopo questo riposo nell’Essere divino, ridisceso dall’intelletto al pensiero riflesso, mi domando come io effettuai in pratica questa discesa e come l’anima abbia potuto entrare nel corpo, quell’anima che, pur entro un copro, è la cosa più nobile che abbia mostrato di essere. (ENNEADI, V, 3, 14)

Conclusioni

Si crea dunque un sicuro rifugio per gli ideali e le speranze, una meta verso la quale dirigere ogni sforzo intellettuale e morale.

Con un mondo verso la totale distruzione, Plotino crea un sistema, teologico, ma non puramente superstizioso: conserva dottrine che riportano molto del lavoro dell’intelletto greco, rende possibile la nascita della filosofia scolastica, stimola nel rinascimento lo studio di Platone.

Plotino incoraggia a guardare più dentro e meno fuori.

Il soggettivismo lo avevamo trovato anche in Protagora, Socrate e Platone, come negli Stoici e negli Epicurei, ma era un soggettivismo dottrinale e non sentimentale: non uccide la curiosità scientifica.

Con Plotino il soggettivismo invade i sentimenti: via la scienza e viva le virtù.

Plotino è per tutto questo la fine del mondo greco, e il principio del cristianesimo.


Ultime modifiche: martedì, 23 aprile 2019, 11:57